venerdì 29 ottobre 2010

Sformatini con broccoli e crème fraiche

sformatini con broccoli e crème fraiche

Ormai è un'abitudine ... niente di più comodo che arrivare a casa aprire il frigo e trovare uno sformato di verdure preparato la sera precedente, basta accompagnarlo con un contorno caldo o freddo e la cena è belle che servita! (... soprattutto quando ti sei spupazzata 250 chilometri di cui 40 nella nebbia fitta!!! :-P)
Ci sono molte verdure che si prestano a questa ricetta e in inverno alterno i finocchi, i broccoli o cavolfiori, carote, le bietole da taglio o gli spinaci. La base di uova e crème fraiche-ricotta può subire lievi variazioni a seconda delle ispirazioni, ma veniamo alla ricetta in foto e andiamo ai fornelli :-)

Sformatini con broccoli e crème frache
(12 porzioni)
broccoli 3 tazze
uova intere 5
crème fraiche 200 gr
grana grattuggiato 2 cucchiai
burro q.b.
sale marino q.b.
pepe nero q.b.
semi di sesamo q.b.
semi di zucca q.b.
Preriscaldare il forno a 180°. Lavare e tagliare i broccoli a ciuffetti. Portare dell'acqua salata a bollore e gettare le cimette, lasciandole cuocere 2-3 minuti. Per fermare la cottura immergerle in acqua e ghiaccio.
Nel frattempo sbattere le uova incorporando la crème fraiche, il grana, aggiustando di sale e pepe. Tritare i broccoli scottati e incorporarli alla base.
Imburrare gli stampini, dividere il composto e finire con una spolverata di semini di sesamo e zucca. Cuocere a bagno maria per 35-40 minuti e verificare la cottura con uno stecchino di legno.

Adesso mi ci vuole qualche ora di sonno ... quanti sono i chilometri domani? Boh, meglio non pensarci ... dopotutto domani è un altro giorno
Buona notte e un caro saluto a chi passa di qui per sbirciare lo sformatino appena uscito dal forno :-)

La Fiera fa Ottanta


uova in camicia e tartufo bianco d'Alba

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba compie 80 anni e passeggiando per le vie del centro è come sfogliare l'album dei ricordi con scatti fotografici che ritraggono la città e suoi abitanti a partire dal secolo scorso.
Quindi se volete visitare Alba, il suo centro storico e le Langhe, la Fiera quest'anno vi intratterrà in ottobre e sino al 14 novembre con proposte eno-gastronomiche ma anche con eventi unici come l'esposizione di Giorgio Morandi (aperta sino al 16 gennaio 2011).

I piatti che mi piacciono di più in abbinamento al tartufo sono la carne cruda all'Albese, i tajarin burro e salvia, e l'uovo al tegamino ... però questa volta abbiamo sperimentato una cottura diversa.
Per cui se volete la ricetta, o meglio la non ricetta della foto qui sopra basta preparare un uovo in camicia (cottura in acqua salata e leggermente acidulata con un goccio di aceto bianco, mulinello nell'acqua che sobbolle e far scivolare l'ovetto sgusciato e lasciarlo cuocere 2-3 minuti) sistemarlo nel piatto condirlo con sale marino, pepe nero macinato, filo d'olio e.v.o. e poi vestirlo di lamelle di tartufo bianco d'Alba. Pane fragrante in accompagnamento, of course.
L'"opera d'arte" si è potuta compiere grazie al gentile omaggio di un conoscente che con passione e dedizione ricerca il meraviglioso tartufo bianco d'Alba! :-))))
GRAZIE!!!

Nel libricino dedicato agli appuntamenti della Fiera ci sono diverse ricette degli chef che lavorano nelle Langhe. Approfitto del post per annotarmi una ricetta che adoro!!!! ma che non ho mai preparato a casa così non perdo i foglietti con gli appunti :-P

Raviolini del plin farciti di fonduta d'Aosta
al burro fuso d'alpeggio e Tartufo Bianco d'Alba
Ingredienti per 10 persone
per la pasta: 300 g farina 00, 180 g di tuorlo d'uovo
per la fonduta: 500 g di Fontina d'Aosta non troppo stagionata, 500 g di latte intero, 100 g di burro, 80 g di farina
Amalgamare farina e tuorlo d'uovo sino ad ottenere una pasta liscia e omogenea e lasciare riposare almeno 30 minuti.
Sciogliere il burro e amalgamarvi la farina ottenendo un impasto liscio. Bollire il latte e unire il composto sopra indicato, cuocere per 5 minuti, mescolarvi la fontina a tocchetti e lasciare sciogliere, quando sarà quasi ad ebollizione aggiungere due tuorli d'uovo. Lasciare raffreddare. Tirare il foglio della pasta e disporre a ciuffetti la fonduta, chiudere il foglio a una piega e un pizzicotto, tagliare i plin e cuocerli in abbondante acqua salata. Condire con burro fuso e una bella spolverata di tartufo bianco d'Alba.

Per vedere una foto dei miei "plin" con ripieno tradizionale potete sbirciare qui.

Per un po' di storia da questo sito sui tartufi:

Nel '700 il tartufo Piemontese era considerato presso tutte le Corti una delle cose più pregiate. La ricerca del tartufo costituiva un divertimento di palazzo per cui gli ospiti e ambasciatori stranieri a Torino erano invitati ad assistervi. Da qui forse nasce l'usanza dell'utilizzo di un animale elegante come il cane per la cerca. Tra la fine del XVII ed inizio del XVIII sec. i sovrani Italiani Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III si prodigavano in vere e proprie battute di raccolta. Un episodio interessante riguarda una spedizione tartufiera avvenuta nel 1751 organizzata per l'appunto da Carlo Emanuele III nella Casa Reale d'Inghilterra nel tentativo di tartufizzare la cucina britannica. In quel frangente furono trovati tartufi nel suolo Inglese ma di valore estremamente inferiore a quelli Piemontesi.
Il Conte Camillo Benso di Cavour nelle sue attività politiche utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico, Gioacchino Rossini lo definì "Il Mozart dei funghi", lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il suo profumo gli destasse la creatività, Alexandre Dumas lo definì il Sancta Santorum della tavola.(continua)
Ma arriviamo ai giorni nostri, per parlare di un personaggio che diventerà una pietra miliare nella storia del tartufo ovvero Giacomo Morra, albergatore e ristoratore di Alba. Egli intuì la possibilità di rendere il Tartufo un oggetto di culto a livello internazionale dandogli un nome "Tartufo d'Alba" e collegandolo a un evento di richiamo turistico e enogastronomico. Nel 1949 egli ebbe la brillante idea di regalare il miglior esemplare raccolto quell'anno alla famosissima attrice Rita Haywort. Quell'episodio non era destinato ad essere unico, perchè da allora in poi quasi tutti gli anni verranno inviati preziosi tartufi a personaggi di rilievo internazionale. Tra tutti i personaggi ricordiamo: il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman nel 1951; Winston Churchill nel 1953; Joe Di Maggio e Marylin Monroe Nel 1954; L'Imperatore d'Etiopia Hailè Selassiè nel 1955; il Presidente degli Usa Eisenhover e Nikita Krusciov nel 1959; Papa Paolo VI nel 1965.Seguono ancora Ercole Baldini campione di ciclismo, Sofia Loren, Alfred Hitckcok, l'equipaggio di "Azzurra", Papa Giovanni Paolo II, Ronald Regan, Gianni Agnelli, Gorbaciov, Luciano Pavarotti, Valentino, il Principe Alberto di Monaco, Valeria Marini.
 Il tartufo è un fungo che vive sottoterra, a forma di tubero costituito da una massa carnosa,detta "gleba", rivestita da una sorta di corteccia chiamata "peridio". E' classificato in diverse specie: il"Magnatum pico"nome volgare tartufo bianco, il"Melanosporum Vit" nome volgare tartufo nero, l' "albidum" nome volgare bianchetto, l' "aestivum" nome volgare scorzone, il "brumale" nome volgare tartufo invernale.
Il tartufo è costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell'albero con cui vive in simbiosi. Infatti nasce e si sviluppa vicino alle radici di alberi principalmente quelle del pioppo, del tiglio, della quercia e del salice, diventando dopo la formazione un vero e proprio parassita. Le caratteristiche di colorazione, sapore e profumo dei tartufi saranno determinate dal tipo di alberi presso i quali essi si svilupperanno. Ad esempio i tartufi che crescono nei pressi della quercia,avranno un profumo più pregnante, mentre quelli vicino ai tigli saranno più chiari ed aromatici. La forma, invece dipenderà dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presenterà più liscio,se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio.
Correva l'anno 1929 quando per la prima volta Giacomo Morra fece il primo tentativo di pubblicizzare il tartufo all'interno della già consacrata Fiera d'Alba con una esposizione dei migliori tartufi raccolti ed ottenne un tale successo che si decise di farne una costante all'interno delle Feste vendemmiali. Naturalmente la manifestazione negli anni successivi destò sempre più interesse richiamando personaggi di alto livello nazionale. Nel 1930 The Observer si occupò con un esteso articolo della Fiera di Alba ed in particolare del tartufo. Nel 1932 Pinot Gallizio artista Albese fonda il "Palio degli Asini". Nel 1933 ufficialmente la Fiera d'Alba viene denominata "Fiera del Tartufo" e per la prima volta i vini locali come il Barolo, il Barbaresco e l'Asti Spumante si affiancarono al prodotto tartufo. Nel 1936 la VIII Fiera del Tartufo fu inaugurata da Umberto di Savoia e nel '37 da Pietro Badoglio. nel 1942 la Fiera durò solo tre giorni e venne sospesa a causa della guerra. Si riparte quindi nel 1945 ed il costo dei tartufi era salito a 3000 al Kg. Dagli anni '50 in poi la Fiera mantiene il compito specifico di promuovere a livello internazionale le nuove industrie albesi, lo sviluppo delle attività commmerciali, l'artigianato, l'agricoltura e i suoi prodotti. Le manifestazioni collaterali alla fiera assunsero una notevole importanza ad esempio con l'organizzazione di concorsi di pittura che portarono ad Alba grandi pittori come Menzio, Paulucci e Solavaggione. Nel 1967 venne ricostituito il Palio degli asini dando vita alle rievocazioni medievali della Giostra delle Cento Torri.



mercoledì 27 ottobre 2010

Ritorno al futuro, 25 anni dopo

27 ottobre 2010: 25° anniversario "Ritorno al futuro"

L'avevo già detto qui che la mia pellicola preferita è da sempre "Ritorno al futuro" (o meglio "Back to the future" per essere precisi e citare il titolo originale).
Oggi, è stato emozionante ritornare al cinema per rivedere il film insieme ad altri appassionati. Sala gremita e un silenzio assoluto. Nonostante sia stato proposto in VHS, DVD, e in televisione molte volte, abbiamo tutti ripercorso i passaggi comici con lo stesso trasporto della prima visione. Di tanto in tanto qualche battuta la anticipavo mentalmente ... ma Marthy McFly e Doc sono riusciti a tenermi incollata alla sedia come avevano fatto 25 anni fa (accidenti sono già passati 25 anni!?!).
Da adolescente avevo una passione per Michael J. Fox che si è trasformata nel tempo in grande ammirazione per il coraggio con cui ha affrontato le vicissitudini della vita.

lunedì 25 ottobre 2010

Autunno, caldarroste e qualcosa di bello da leggere


Se dovessi scegliere tra una giornata di pioggia-freddo-nebbia e una di sole-caldo-caldissimo mi tufferei senza dubbio tra i raggi dorati dell'estate ... ma tant'è che per apprezzare la bella stagione dobbiamo passare attraverso l'alternarsi delle stagioni.
Per accettare l'inoltrarsi dell'autunno niente di meglio che mettere sul fuoco le castagne raccolte pazientemente nei nostri boschi. Accendere il fuoco con piccoli ciocchi di legno, intagliare le castagne, recuperare la padella "coi buchi" e iniziare ad abbrustolirle ... che bella sensazione. Il profumo si fa sempre più invitante sino all'assaggio della prima caldarrosta.
Ok, sono pronte. Contenitore, canovaccio per avvilupparle e lasciarle riposare un pochino.
Ora ci vorrebbe qualcosa di sfizioso da leggere ... per esempio l'anteprima di about food

oppure il numero uno di G2kitchen


Buona lettura e buona visione tra una caldarrosta e l'altra, intanto fuori piove ... in fondo l'autunno ha anche i suoi lati positivi :-)

Complimenti ragazze!!!!

domenica 24 ottobre 2010

Salone del Gusto 2010

Il Salone del Gusto di Torino per me ogni volta è l'occasione per conoscere, imparare e scoprire, dialogare e confrontarsi. Parto solitamente dagli stand del Piemonte e poi a cerchi concentrici "esploro" le altre regioni d'Italia e poi gli ospiti dei paesi stranieri. Una distesa di colori, sapori, sorrisi.
Mi sono divertita per molti motivi, anche perché ho avuto occasione di incontrare qualcuno dei foodblogger che popolano il vasto mondo di internet: Heather di cui ho asaggiato i bucatini, Giovanna di cui ho assaggiato pasta fagioli arancia e bottarga, Sigrid con i dischi volanti e un sugo simile a questo qui e poi Lory, Artemisia, Elvira, Lydia, Chiara, Lucia ...

... e non da ultimo ho colmato una grande lacuna e ho imparato che cos'é la pasta mista!

domenica 3 ottobre 2010

Rigatoni alla Tonda Gentile


L'origine del post che state per leggere è partito dal banner che ho trovato in settimana affisso nella bacheca de "La cucina di calycanthus" che rimandava ad una sfida di ricette ispirate al Salone del Gusto con il tema cibo+=territorio lanciata da Garofalo e Leiweb.
Inutile dire che le parole hanno iniziato a ronzarmi in testa e il tema mi ha stuzzicato ...

La terra di Langa negli ultimi anni si è legata nell'immaginario a sapori nobili come il tartufo bianco di Alba (tuber magnatum pico), al color rosso rubino del Barolo, alla saporita carne bovina di razza piemontese per citarne alcuni.
Se però rivolgiamo il ricordo al recente passato nelle campagne langarole, nelle cascine, l'esistenza era legata a doppio filo con il duro lavoro dettato dai ritmi della vita contadina.
I colpi di zappa che sradicano la gramigna, il fieno da rastrellare sui pendii ripidi, la trebbiatura del grano, la meliga da sgranare per le galline, l'erba medica per i conigli, la vendemmia, sono alcuni esempi di quel mondo che ho ancora avuto la fortuna di vedere. La miseria del dopo guerra negli anni 70 si andava stemperando in una voglia di riscatto ma i gesti dei nonni e bisnonni erano ancora nei ritmi quotidiani.
La raccolta delle nocciole oggi è meccanizzata. Quando avveniva ancora a mano era molto faticosa: le mamme raccomandavano di non inginocchiarsi, perché la terra era umida di rugiada nelle mattine di agosto, e di usare tutte e due le mani perché si faceva prima a riempire il cestino. Una volta in cascina le nocciole si rovesciavano sui marciapiedi nelle aie e nei cortili ad asciugare al sole posizionando piccole assi per evitare che rotolassero nelle pendenze. Nell'ultima fase venivano raccolte nei grossi sacchi di juta pronti per essere trasportati per la vendita.

Nel dopo guerra le nocciole erano molto comuni nelle famiglie per cui erano materia prima a buon mercato. Non a caso sono servite come "surrogato" per creare prodotti economicamente più accessibili: in aggiunta alle costose fave di cacao hanno permesso di ottenere la golosa pasta gianduia oppure nel torrone sostituirono le mandorle. In entrambe i casi l'ingegno ha dato i natali a nuovi dolci che hanno la fragranza della Tonda Gentile IGP.

Per cui se penso al cibo+=territorio penso non solo all'ottima materia prima che offre la terra di Langa ma penso all'abilità con cui si trasformavano i frutti della terra quando raggiungevano la mensa. Dalla creatività é nato il sugo alle nocciole, molto moderno per gli apporti nutrizionali, ma innegabile risultato delle sapienti mani delle massaie capaci di gestire le dispense e i pochi ingredienti a cui avevano accesso.

Sugo con nocciole
Si fa abbrustolire una manciata di nocciole già sgusciate e si pestano bene. A parte si prepara un buon sugo con un po' di olio, uno spicchio d'aglio e la cipolla.
Quando comincia a rosolare si aggiungono le nocciole con un po' si conserva. Anticamente, in mancanza della carne, era questo il ragù povero delle Langhe.
Angelina Bonino, Belvedere Langhe
da "Sapori di Langa: Autunno" pubblicazione fuori commercio a cura dell'Ufficio Stampa della P. Ferrero & C. s.p.a.

Rigatoni alla tonda gentile
Io ho seguito la ricetta sgusciando, tostando le nocciole e pestandole al mortaio. Ho fatto appassire la cipolla tritata finemente (niente aglio) nell'olio e.v.o. con un piccolo battuto di rosmarino. Rosolate le nocciole ho sfumato con un goccio di barbera e ho finito con la passata casalinga. Portato a cottura era pronto per condire un buon piatto di rigatoni (mi sanno di festa e di piatto domenicale!) che scolati al dente e profumati con un goccio di olio e.v.o. a crudo erano gli sposi perfetti per la mia tonda gentile :-)
Ah! dimenticavo ... ancora un po' di granella per il tocco finale!
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